Giugno 18, 2026

AL: il ristorante che racconta la nuova Torino dei Docks Dora

Articolo di Martina Destri

C’è una Torino che continua a muoversi lontano dalle cartoline più prevedibili. Una città che non rinnega la propria eleganza sabauda, ma che oggi sceglie di raccontarsi attraverso spazi industriali recuperati, linguaggi contemporanei e una gastronomia capace di interpretare il presente senza perdere memoria del territorio.
È in questo scenario che si inserisce AL, uno dei progetti più interessanti nati negli ultimi anni nell’area dei Docks Dora, complesso di magazzini generali del primo Novecento nel quartiere Barriera di Milano, oggi uno dei poli più vivaci della nuova creatività torinese.
Qui prende forma un ristorante che dialoga perfettamente con il quartiere che lo ospita: essenziale nell’estetica, rigoroso nell’idea, profondamente emotivo nel risultato. AL non cerca l’ostentazione del fine dining classico. Lavora sulla sottrazione, sulla precisione tecnica, su un equilibrio costante tra acidità, fermentazioni, vegetale e profondità gustativa.

Ma AL è anche il simbolo di una trasformazione urbana più ampia. I Docks Dora stanno diventando un epicentro della Torino contemporanea: arte, musica, design, nightlife e ristorazione convivono in un ecosistema che non imita modelli internazionali, ma costruisce un’identità autonoma, radicata nel territorio e allo stesso tempo aperta al mondo. Torino cambia pelle proprio qui: nelle periferie rigenerate, negli spazi industriali restituiti alla città, in una cucina che smette di essere solo tradizione per diventare linguaggio culturale.

Pane, burro di nocciola e acciughe: Torino su tela

Chi è AL

Alberto Fluttero, classe 1987, si forma all’ALMA di Parma e muove i primi passi al D’O di Davide Oldani, dove assorbe la filosofia POP. A Londra approfondisce la cucina classica francese al Gavroche della famiglia Roux, per poi guidare brigate in contesti internazionali come il Langham Hotel e il ristorante Mere di Monica Galetti.
Torna a Torino, città a cui è profondamente legato, e nel gennaio 2026 apre AL ai Docks Dora: un progetto personale che unisce rigore tecnico, ricerca e un’idea di ospitalità capace di far sentire ogni ospite a proprio agio.

Alberto Fluttero

I piatti, circolari come piace a noi

La filosofia culinaria di AL è centrata sulla sostenibilità integrale: gestione dello scarto ridotta al minimo, circolarità delle preparazioni, attenzione alla materia prima e al suo ciclo vitale.  Fluttero parte da solide basi classiche, ma apre la cucina a influenze nordiche, tecniche asiatiche, foraging e lavorazioni che valorizzano prodotti dimenticati.

Il percorso inizia con il pane servito con burro di nocciola montato e acciughe, un gesto semplice che già introduce Torino e la direzione della cucina. Il panipuri, il cardo con toma di capra e bergamotto lactofermentato, il risotto con olivello spinoso, porcini, camomilla selvatica e topinambur nero raccontano una mano che lavora su acidità, note vegetali e stratificazioni aromatiche.  

Risotto con olivello spinoso, porcini, camomilla selvatica e topinambur

Tra i secondi, il biancostato di pancia con salsa oxo vegetariana e cime di rapa e la faraona con patate, borragine e miso di segale mostrano come la cucina possa essere profonda senza diventare pesante, tecnica senza perdere calore.

Biancostato di pancia con salsa oxo e cime di rapa

La parte dolce segue la stessa logica: la granita di nespolo con yogurt e oxalis, le madeleine con caramello di radice di cicoria, la Tarte Tatin con panna acida di mela cotogna chiudono il percorso con leggerezza e sorpresa.

Nel complesso, i piatti sono tecnicamente solidi, ben costruiti, interessanti per equilibrio e ricerca. In alcuni passaggi il gusto potrebbe spingersi ancora oltre, in intensità e definizione, per valorizzare pienamente il lavoro su acidità, fermentazioni e materia prima. Ma la direzione è chiara, personale, coerente: insomma, quella giusta.

Così AL si rivela un ristorante che interpreta la Torino di oggi, quella che cresce nei suoi margini, che trasforma gli spazi industriali in luoghi di cultura e che usa la cucina come linguaggio contemporaneo. Un indirizzo con un’identità vera, costruita piatto dopo piatto.

Madeleine con caramello di radice di cicoria